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N° 51

                                                                                                           

FUORI CONTROLLO

 

 

Di Carlo Monni

 

 

1.

 

 

            Virginia Ann Potts, Pepper per gli amici, si sveglia stirandosi pigramente e sorridendo. Guarda l’uomo ancora addormentato al suo fianco: Anthony Edward Stark. Con dolcezza gli sfiora i capelli e pensa a quanti anni sono passati dalla prima volta che aveva capito di essere innamorata di lui: era solo una giovane segretaria allora e lui aveva da poco preso le redini dell’azienda di famiglia. Erano giovani, forse troppo e tante cose erano accadute in tutti gli anni che erano passati ma alla fine si erano ritrovati insieme ed era sembrato così naturale.

            Adesso, dopo la prima notte passata insieme, la prima di molte, si può sperare, Pepper riflette su quanto è accaduto. Per un uomo come Tony ammettere di essere innamorato di lei è stato un grande passo, la prima volta da anni in cui ha abbassato ogni difesa e si è lasciato andare, si è esposto al rischio di essere ferito… ferito da lei, una cosa che Pepper non ha alcuna intenzione di fare.

            Si alza dal letto senza badare al fatto di essere nuda e si avvicina alla grande finestra da cui può ammirare il panorama di Manhattan. Cosa ne sarà di lei ora che è la donna di Tony Stark? Come la prenderanno in tanti?

            Improvvisamente due braccia la cingono e lei sente molto bene la tangibile presenza di Tony dietro di lei. Si abbandona all’abbraccio mentre lui la bacia teneramente sul collo.

-Ciao.- le dice lui –Dormito bene?-

-Benissimo.- risponde Pepper –Per quel poco che l’ho fatto.-

-Era un rimprovero?-

-No, niente affatto… Tony…-

-Cosa?-

-Ti amo lo sai?-

-Lo so e ti amo anch’io. Sei la prima donna a cui lo dico da anni… e avrei dovuto dirtelo molti anni fa,-

-Io voglio che questa cosa tra noi funzioni… funzioni davvero.-

-Anch’io. Sono serio, Pep. Voglio impegnarmi, niente fughe stavolta: solo tu ed io.

            Lei passa le mani sul suo volto e sorride. Vuole credergli più di ogni altra cosa.

Improvvisamente scoppia a ridere.

-Che c’è?- chiede Tony

-Stavo pensando che se nel palazzo di fronte c’è qualcuno con un teleobiettivo a quest’ora si starà divertendo.-

-E allora diamogli qualcosa che valga la pena di vedere.- ribatte Tony baciandola per poi sollevarla tra le sue braccia e dirigersi verso il letto.

-Tony… sei… sei…-

 

            In una spiaggia delle Hawaii James Rupert Rhodes riflette sulle circostanze che hanno portato lui, un figlio del ghetto nero di Philadelphia, su questa splendida spiaggia assieme alla meravigliosa donna bionda che ha appena sposato. Guarda Rae uscire dall’acqua ed avvicinarsi con quel suo incedere al tempo stesso elegante e sensuale che tanto lo aveva colpito fin dalla prima volta che erano usciti insieme. Sembrava al tempo stesso che fosse trascorsa una vita e che fosse solo ieri.

            Aveva lealmente avvertito Rae dei rischi che lei, una donna bianca e per giunta bionda, correva nel mettersi con lui, delle cose che certa gente avrebbe pensato anche senza avere il coraggio di dirle apertamente e delle cose che in certe zone degli Stati Uniti qualcuno avrebbe voluto fare per lavare l’onta del loro rapporto. Rae non aveva inteso ragioni ed era andata dritta per la strada che li aveva portati all’altare.

            Rae si sdraia accanto a lui e gli chiede:

-A cosa pensi?-

-A quanto sono fortunato.- risponde Rhodey sinceramente,

-Sono io quella fortunata.- replica lei e lo bacia.

 

            Rebecca Bergier non si sente affatto fortunata: il suo mondo le è crollato addosso quando ha scoperto che la donna di cui si era innamorata e che conosceva come India Queen era in realtà un’avventuriera di nome Indries Moomji che era stata incaricata di sedurla e sottrarle i segreti della Fondazione Maria Stark.

            Rebecca pensa che non potrebbe sentirsi peggio se un coltello l’avesse appena squartata. Ha deluso se stessa e ancor più di questo, ha deluso i suoi amici, coloro che contavano su di lei e tutto a causa dei suoi ormoni impazziti.

            Finisce di scrivere un biglietto e lo lascia sul comodino accanto al letto. Svuota il flacone delle pillole di sonnifero sullo stesso comodino e le inghiotte tutte insieme ingollando un bicchiere d’acqua, poi si distende sul letto e attende.

 

 

2.

 

 

           

            L’ambulanza si ferma davanti al portone della clinica, preceduta e seguita da due furgoni verdi. Immediatamente da questi scendono due coppie di uomini vestiti con l’armatura dei Guardiani mentre due infermieri portano fuori dall’ambulanza una barella con sopra un uomo.  È tremendamente magro, quasi del tutto privo di capelli, il volto solcato da sottili cicatrici, in gola ha un tubo che gli permette di respirare, cosa che evidentemente non è più in grado di fare da solo. Sembra terribilmente impotente.

            Un medico, o almeno questa è l’impressione che si ricava vedendo il camice che indossava, appare sulla soglia della clinica e si rivolge ai Guardiani:

-Non c’è bisogno di tutto questo spiegamento di forze, il dottor Sandhurst non è in grado di fare del male a nessuno nelle sue condizioni,-

-Quello che lei chiama Dottor Sandhurst per noi è il supercriminale chiamato Controllore e già altre volte è evaso in condizioni apparentemente impossibili.- ribatte il capo dei Guardiani.

-Ma al momento è assolutamente incapacitato. Senza il suo esoscheletro e la forza che lo potenzia ha perfino bisogno di aiuto per respirare.- replica il medico -Dopotutto è proprio perché non è più una minaccia ed ha bisogno principalmente di aiuto medico che è stato deciso di portarlo qui.-

-Sarà… in ogni caso due miei uomini resteranno qui a guardia. Non si sa mai.-

            Il medico sbuffa, poi si rivolge al paziente sulla lettiga:

-Dottor Sandhurst, mi capisce? Sono il dottor Lithgow, il suo medico. Le assicuro che faremo tutto quello che è in nostro potere per farla stare meglio.-

            Basil Sandhurst non risponde, ma senza che nessuno se ne accorga stringe il pugno destro.

 

            Con Pepper scesa in ufficio e il piccolo Andy a scuola, Tony si sente libero di dedicarsi al suo hobby: migliorare l’efficienza della sua armatura. Non c’è bisogno di cambiare il design di base, ma si può aumentare la velocità della termocoppia solare almeno di un altro 40%. In più gli studi di Maya Hansen sui nanobot gli hanno suggerito alcune applicazioni interessanti. Maya… per quanto ne sa, sta collaborando con lo S.H.I.E.L.D. in cambio di una riduzione di pena per aver collaborato col Mandarino. Chissà dove la tengono adesso? E perché dovrebbe importargli? Le sue invenzioni hanno provocato un sacco di morti e lei sapeva quel che faceva. Eppure… Tony non può non ricordare con nostalgia i tempi del MIT quando entrambi frequentavano le lezioni di quel matto di Sal Kennedy. Meglio non pensarci più. Pepper non avrebbe gradito che lui indugiasse a pensare ad un’altra donna con cui era stato a letto…anche se quello che non sapeva non poteva farle del male.

            Tony sorride e traccia un paio di segni su un foglio. Metodo antiquato forse, ma lui preferisce ancora i vecchi sistemi per gli schizzi preliminari, poi lascerà che i computer facciano il resto.

            Sta ancora riflettendo su questo, quando sente squillare il telefono e risponde.

-Sì, sono io… cosa?-

 

            Sasha Hammer si morde le labbra. Ha avuto un’intera giornata per assimilare il fatto che suo padre è il Mandarino e che ha anche un fratellastro ed una sorellastra adottiva che lo affiancano nelle sue mire di conquista del Mondo.

            Come se non bastasse, ha appreso che la sua stessa nascita è frutto della violenza su sua madre, che suo nonno aveva letteralmente venduto al Mandarino in cambio di un aiuto a diventare ancora più ricco. Non c’è da sorprendersi che io sia quello che sono, pensa la ragazza, visti i geni che mi ritrovo.

            Il Mandarino è riapparso dopo 18 anni per riscuotere l’ultima rata del debito: lei stessa. Sasha ha accettato di seguire il suo ritrovato padre, ma anche se non l’avesse fatto, non sarebbe cambiato nulla: suo nonno non avrebbe fatto nulla per impedire al Mandarino di portarla via con la forza. Sua madre ci avrebbe forse provato, forse, ma lui no.

            Stando dalla parte del Mandarino Sasha avrebbe potuto trovare un modo di vendicarsi.

            Il luogo in cui si trova adesso è un ampio salone. Con il Mandarino, rivestito di un’ampia tunica verde, ci sono: il figlio primogenito Temugin, che la guarda con un misto di curiosità e diffidenza, e la ragazza che si fa chiamare con l’assurdo nome di Madame Macabra, il cui sguardo esprime ostilità allo stato puro. Che si fotta, pensa Sasha, non ho chiesto io di essere qui, ma ora che ci sono saprò sfruttare la cosa a mio vantaggio.

            Il Mandarino rompe il silenzio e si rivolge a Sasha:

-Sei pronta, ragazza, ad accettare il tuo retaggio come figlia del Mandarino e regnare al suo fianco su questo piccolo mondo?-

-Sono pronta.- risponde Sasha con decisione.

-Molto bene, allora vieni da me.-

            Senza esitare Sasha Hammer avanza.

 

 

3.

 

 

            Mike O’Brien usa la chiave di cui è dotato come capo della sicurezza della Stark Tower ed apre la porta dell’appartamento di Rebecca Bergier.

-Fatto.- dice –Ora speriamo di non trovare la tua amica a letto con l’influenza o in più dolce compagnia.-

            Happy Hogan si limita ad una smorfia.

-Non credo proprio. Rebecca è una delle donne più puntuali che io conosca e se arriva tardi chiama sempre per avvertire. Saltare il lavoro non è da lei e non rispondere al telefono nemmeno. Dopo quello che è successo l’altro giorno con quella Indries al matrimonio di Rhodey, sono preoccupato.-

            I due si muovono rapidamente per la casa vuota e quando passano davanti alla camera da letto…

-Oh Mio Dio!- esclama Happy.

            Rebecca è riversa sul letto. Sul comodino un bicchiere rovesciato. Sulla coperta una confezione aperta di pillole.

            O’Brien non perde tempo e si precipita verso la ragazza.

-Respira ancora, grazie al Cielo.-

            La schiaffeggia violentemente finché Rebecca non emette un gemito. Mike la solleva senza tanti complimenti, poi si rivolge a Hogan:

-Siamo arrivati appena in tempo. Portala in bagno e falla vomitare con qualunque mezzo e per amor del Cielo non farla riaddormentare a nessun costo. Io chiamo il 911.-

-Lasciatemi stare.- biascica la ragazza, ma Happy non l’ascolta.

            Pochi istanti dopo, mentre dal bagno arrivano i primi rumori inequivocabili, Mike termina la sua telefonata al 911 e si guarda intorno. I segni sembrano chiarissimi: un suicidio ma gli anni di esperienza come detective gli hanno insegnato a diffidare delle apparenze. Si avvicina al bicchiere senza toccarlo e annusa: odore di whisky, nulla di sorprendente. Il biglietto è scritto a mano, ma lui non è in grado di stabilire se sia davvero la scrittura della Bergier.

-Quanto ci mette ad arrivare l’ambulanza?- chiede Hogan impaziente –Non intendo aspettare oltre: la porto io in ospedale come Iron Man.-

-Va bene.- replica Mike –Io resto qui ad aspettare la Polizia e poi ti raggiungo.-

-Credi… credi che non sia un suicidio?-

-No,,, credo che lo sia… ma questo non vuol dire che qualcuno non debba pagare per questo.-

 

            Indries Moomji ha sul volto un sorriso strafottente mentre Tiberius Stone solleva il volto dallo schermo del computer.

-Fatto.- dice l’uomo –La somma concordata è stata accreditata sul tuo conto cifrato, mia cara. Sicura di non voler rimanere?-

-Sicurissima.- risponde lei –Ormai ho finito il mio lavoro e non ha senso che rimanga ora che tutti sanno chi sono.-

-Cosa che avresti evitato se non avessi voluto intervenire al matrimonio di Rhodes rivelando che eri tu la misteriosa amante di Rebecca Bergier e bruciando la tua copertura.-

            La ragazza fa semplicemente spallucce.

-Avevo voglia di divertirmi. Mi dispiace che non ti sia piaciuto.-

            Stone sente chiaramente il potere seduttivo della donna. Forse non lo sta facendo apposta ma importa poco. L’uomo stringe i pugni e fa un lungo respiro.

-Forse…- dice infine -… è davvero meglio che tu vada.-

-Come desideri.-

            Stone la osserva andar via ancheggiando. Una parte di lui vorrebbe richiamarla ma riesce a resistere all’impulso. Dopo che la porta si è chiusa alle spalle della donna, Stone si alza dalla scrivania e va verso la grande finestra

            Forse è davvero meglio che quella donna se ne sia andata, Tony Stark non gliel’avrebbe fatta passare liscia e ci sarebbe stato il rischio che arrivasse fino a lui e non è ancora il momento. Per fortuna la sua socia Justine Hammer non l’ha incontrata. Ci sono cose che non è ancora il caso che sappia.

            Ma a proposito… dov’è finita Justine?

 

             Sasha Hammer urla. Ogni fibra del suo essere, ogni muscolo, ogni nervo le sembra vibrare di un dolore spaventoso. La sensazione le sembra durare un’eternità, ma in realtà è solo un secondo.

            Mani robuste aprono le manette che le bloccano polsi e caviglie e la estraggono dalla capsula, dove era stata messa per essere bombardata da una notevole quantità di energia.

            Mani pietose ne coprono il corpo nudo e poi la sollevano.

-È svenuta.- dice semplicemente Temugin.

-Non ha forza.- commenta sprezzante Madama Macabra –Non quella che dovrebbe avere la figlia del Mandarino.-

-È viva e ciò è sufficiente.- taglia corto il Mandarino –Portala nella sua stanza. La vedrò quando si sarà risvegliata.-

-Come desideri, padre.- replica Temugin e si avvia lungo il corridoio.

            Il Mandarino sorride compiaciuto,.

 

 

4.

 

 

            Happy Hogan cammina nervosamente lungo il corridoio attendendo preoccupato. Non è passato molto tempo da quando è arrivato nei panni di Iron Man portando Rebecca Bergier tra le braccia. L’hanno subito portata via facendola scomparire tra i corridoi, nelle mani dei medici

<<Abbiate cura di lei.>> ha detto ed è rimasto immobile nello spiazzo antistante all’ospedale.  

            Non sa dire quanto tempo è passato dal momento in cui, provenienti dal parcheggio, ha visto apparire due figure familiari: Tony Stark e Pepper Potts. Tony impugna una valigetta.

-Mike O’Brien ci ha avvertito di quel che è accaduto.- gli dice subito –Come sta?-

<<Non lo so. Dopo che i medici l’hanno presa in consegna non ho più saputo niente.>>

            Sente il tocco gentile di Pepper sul suo braccio rivestito di metallo.

-Andrà tutto bene, vedrai.- gli dice.

            Sotto l’elmo Happy accenna quello che in un altro viso sarebbe un sorriso. Anche dopo il divorzio loro due sono rimasti amici. La guarda vicino a Tony e percepisce qualcosa nel modo in cui si stringono le mani e si scambiano gli sguardi. Non ne è sorpreso: beh, era solo questione di tempo dopotutto e sarebbe accaduto prima se Tony a volte non fosse un ostinato testone. Non sa cosa pensare: è felice per loro, ma è anche triste: è un capitolo della sua vita chiuso per sempre.

            Tony gli si avvicina e sussurra:

-Ti ho portato un cambio d’abito. Vai ora.-

            Happy afferra la valigetta e spicca il volo dicendo:

<<Ci vediamo dopo… capo.>>

            Ed è così che happy si ritrova a passeggiare nervosamente in attesa di notizie che tardano ad arrivare, poi ecco che, con incedere lento appaiono la dottoressa Jane Foster affiancata dall’infermiera Georgia Jenkins.

            Happy ha quasi paura di chiedere. Tony gli mette una mano su un spalla. Alla fine la dottoressa parla:

-Vivrà. Ha subito una lavanda gastrica completa. Non credo che ci saranno danni permanenti ma la tratterremo per qualche giorno.-

-La faccia mettere in una delle camere private,- interviene Tony -È una dirigente della Fondazione e un’amica.-

-Lo immaginavo ed ho già provveduto.- replica Jane con un breve sorriso

-Posso… possiamo vederla?- chiede Happy.

-Solo per poco. Deve riposare. L’infermiera Jenkins vi accompagnerà.-

            Una breve salita in ascensore. Happy sente una stretta alla sua mano: è Georgia Jenkins, un modo per ricordargli che gli è vicina.

-Mi sono dimenticato…- esclama Happy –Forse dovremmo avvertire Rhodey. Lui  e Rebecca sono vecchi amici.-

-Assolutamente no.- replica deciso, Tony –Non roviniamogli la luna di miele senza ragione. Rebecca è viva e starà bene, dopotutto.-

-Sì, forse hai ragione.-

            Ora sono davanti alla camera ed entrano con un po’ di titubanza.

-Rebecca…- chiama a bassa voce Happy.

            Rebecca volta piano la testa.

-Happy.- sussurra –Avresti dovuto lasciarmi morire.-

-Non dirlo nemmeno per scherzo.- replica lui.

-Appena… appena sarò in grado di scrivere avrai le mie dimissioni.-

-Che grossa sciocchezza.-

-È tutta colpa mia.- singhiozza Rebecca .-Mi sono fatta infinocchiare da quella donna come una stupida e lei… lei ha rubato i nostri segreti. Gliel’ho permesso io.-

-Non devi fartene una colpa.- interviene Tony –Indries Moomji è una seduttrice professionista. Non avevi davvero possibilità di resistere. Obadiah Stane l’ha usata per farmi tornare un alcolizzato ma sono sopravvissuto e sono diventato più forte,. Accadrà anche a te.-

            Rebecca non sembra molto convinta. La sua testa ricade sul cuscino.

-Signori...  e signora…. Adesso fuori di qui. La paziente ha bisogno di riposare.-

            A parlare è stata un’infermiera dai capelli rossi. Happy si ricorda di lei, un amica di Georgia, si chiama Christine Palmer.

            Escono dalla stanza e Happy si rivolge a Tony:

-Voglio quella donna. Non importa quanto ci vorrà. Deve pagare per quello che ha fatto a Rebecca. E voglio anche i suoi mandanti. Nessuno può colpire i  miei amici e passarla liscia.-

-Sono d’accordo con te.- gli dice Tony –Li troveremo, te lo assicuro.-

 

            Un altro ospedale, un altro paziente, un’atmosfera molto diversa. Un infermiere si affaccenda nella stanza finché non entra il medico che si china sul paziente esaminandolo attentamente.

-Oggi sembra stare meglio, dottor Sandhurst. Niente respiratore, vedo.-

            Il paziente mormora qualcosa.

-Cosa dice?- chiede il dottore chinandosi per sentire meglio.

-Non… Sandhurst…- ripete il paziente mentre con uno sforzo visibile prova a sollevare il braccio destro -… Controllore.-

            La mano destra si stringe sul bavero del dottore di nome Lithgow e la sua testa si solleva di qualche centimetro dal cuscino mentre ribadisce:

-Controllore, sono il Controllore.-

            Lo sforzo sembra averlo stremato: la testa ricade pesantemente sul cuscino, la presa sul medico si allenta ed il braccio ricade come un peso morto sul fianco.

            Lithgow si ricompone e risponde:

-Sì, certo dottor… mi scusi, volevo dire Controllore.-

            Né lui né l’infermiere sembrano considerare l’episodio appena accaduto. Il dottore dà le sue disposizioni e poi entrambi escono dalla stanza e Basil Sandhurst rimane solo.

Presto, molto presto, pensa mentre entrambe le sue mani si chiudono a pugno.

 

            Nella notte newyorkese una familiare figura color rosso e oro vola sopra la città illuminata. Ad esaminarla con attenzione, però, si troverebbero delle differenze si pur non sostanziali, piccoli particolari che fanno capire che si tratta di un modello nuovo.

            Dentro l’armatura il suo inventore Tony Stark si diverte. Il collaudo delle sue invenzioni è una delle cose che lo entusiasma di più. Diversamente da altri che conosce ha sempre voluto farlo in prima persona, gioire quando le cose vanno bene e prendersi direttamente rischi e biasimo quando vanno storte.

-Quest’armatura è un vero gioiellino, Pep.- sta dicendo alla sua donna –Si sta dimostrando più veloce ed efficiente di almeno il 40% rispetto alla precedente e sono quasi certo che posso spingerla oltre senza problemi. Solo con la piena carica posso superare agevolmente il limite dell’atmosfera vincendo l’attrazione gravitazionale e con le riserve…-

<<Sì, sì, tutto molto bello.- replica con voce apparentemente annoiata Pepper <<Ma che ne dici di tornare a casa adesso e lasciare i test di stress ad un altor giorno?>>

-A dire il vero, li ho appena fatti. Dalla terrazza dovresti vedere una specie di meteora che sta dirigendosi verso la Torre. Sono io: ho appena compiuto un volo suborbitale e sto tornando indietro.-

<<Tony!.>>

            Dall’ampia terrazza dell’attico Pepper Potts vede la scia perdersi all’orizzonte. Passano pochi minuti e da un passaggio segreto entra Iron Man.

<<Pepper, sai essere una dannata guastafeste quando ti ci metti.>>

-E tu sei sempre un ragazzino vanitoso ed esibizionista. Non potevi togliere l’armatura prima di entrare?-

<<Oh questo… fatto.-

            L’armatura quasi istantaneamente si divide nei suoi componenti essenziali e si riassembla in una palla che fluttua a mezz’aria tra i due mentre Tony rimane solo con gli slip

-Naturalmente adesso potresti chiamarmi esibizionista in un altro senso.- aggiunge sorridendo Tony mentre la sfera rosso e oro  vola verso il passaggio da cui Iron Man è entrato poco prima  e che si richiude alle sue spalle.

-Sei il solito buffone.-

-E tu sei… sei bellissima.-

            Pepper ride e Tony la imita.

-Ne avevo proprio bisogno dopo stamattina.- dice Pepper tornando seria –Quella povera Rebecca. Non riesco a immaginare cosa deve aver passato. Che tipo di disperazione possa averla spinta  a tentare il suicidio.-

-Io sì… anche se avevo scelto una forma di suicidio più lenta. Se il destino non mi avesse costretto ad aiutare Gretl Anders a far nascere il piccolo Andy, oggi probabilmente sarei solo un altro barbone all’ultimo stadio del delirium tremens, pronto a morire di cirrosi epatica.-

-Invece sei qui ed è questo che conta.- conclude Pepper abbracciandolo.

            Restano così, per un po’ e poi Tony le dice:

-Che ne dici di un po’ di relax nella jacuzzi e poi...?.-

-Tony… è una delle migliori proposte indecenti che ho ricevuto oggi.- risponde lei con un largo sorriso mentre lui le slaccia la vestaglia –A proposito di esibizionisti…- continua -… ma chi sarebbe così sfacciato da farsi installare un idromassaggio in camera, proprio davanti al letto?-

-Mia cara, saresti sorpresa di scoprire quanto è lungo l’elenco.-

 

 

5.

 

 

            Sasha Hammer si sveglia e trova accanto al letto una vestaglia di seta con ricamate delle figure di drago. Non esattamente il suo genere, pensa, ma se non c’è di meglio, si adatterà.

            Crede di non aver mai sentito un dolore così atroce come quello  provato nella macchina del Mandarino. Che cosa le ha fatto? Diceva che l’avrebbe potenziata ma lei non si sente per nulla diversa da prima.

            Improvvisamente si apre la porta ed appare il giovanotto chiamato Temugin.

-Nostro padre vuole vederti.- dice.

            Nostro padre… Sasha deve ancora adattarsi alla nuova famiglia disfunzionale in cui si è ritrovata. È sopravvissuta agli Hammer, pensa, sopravvivrà anche a loro.

            Nell’ampia sala panoramica il Mandarino è in piedi immerso in chissà quali riflessioni. Appena vede Sasha le rivolge un sorriso  e le dice:

Hai riposato abbastanza, figlia, ora è venuto il momento di testare le tue nuove abilità. Vedremo ora se sei degna di essere la figlia del Mandarino.-

            C’è un chiaro sottinteso minaccioso in quelle parole molto poco paterne, ma Sasha sceglie di ignorarlo e risponde:

-Sono pronta a tutto.-

 

            Philip Grant, noto anche come il Corvo alza la testa e guarda Happy Hogan.

-Ci sono più spyware in questi computer che capelli nella mia testa.- sentenzia.

-Ti spiacerebbe spiegarlo in una lingua comprensibile ad un vecchio bacucco come me?- gli chiede Happy.

            Philip gli lancia uno sguardo di commiserazione e spiega:

-L’intero sistema informatico della Fondazione Stark è stato infettato. In pratica, non solo ogni file, ogni pezzo di informazione in esso contenuto è stato trasmesso ad un altro computer, ma ogni singolo byte inserito da allora è stato duplicato nel computer di origine degli spyware. In più era attivo un virus che aveva il compito di distruggere la memoria di sistema.-

-Maledizione.-

-Tranquillo, l’ho disabilitato non appena mi sono accorto della sua presenza, vale a dire un minuto dopo che mi sono seduto qui davanti.-

-Bravo ragazzo.- interviene Mike O’Brien –Sei in grado di rintracciare il computer di origine degli spyware?-

-Questa roba ero già capace di farla quando andavo alle medie.- risponde il giovane con noncuranza –L’hacker che ha fatto questo è molto in gamba ed è stato bravissimo a coprire le sue tracce, ma per sua sfortuna per quanto lui sia bravo, io sono il migliore.-

            Se mai avessi dubitato che sia figlio di Tony, il suo atteggiamento mi avrebbe tolto ogni dubbio, pensa Happy.

-Grazie ragazzo.- gli dice –So che hai perso una giornata di lavoro per venire qui e lo apprezzo.-

-Di nulla… dovevo un favore a mio p… a Tony per aver mandato Iron Man a togliermi dai guai in cui mi ero cacciato con Spymaster[1] e questo è un buon modo per ripagarlo. A proposito, come sta la ragazza?-

            Allude a Rebecca Bergier

-Migliora di giorno in giorno, ma ha il morale in fondo ai piedi o anche più giù, forse.- risponde Happy –Abbiamo perso anche le tracce di quella tizia, Indries comesichiama.-

-Ve la troverò.- replica Philip –E troverò anche i bastardi che l’hanno assunta, potete contarci.-

 

            La lunga attesa è finita. Basi Sandhurst osserva medici ed infermieri che si affannano intorno al suo letto. Poveri, patetici ometti e donnicciole, non avevano una sola chance con lui.

Come tutti, credevano che senza il suo esoscheletro e lontano dai suoi dischi di controllo lui fosse del tutto inerme. Avevano commesso due errori: e non avevano tenuto conto del fatto che in passato era stato potenziato da Thanos, il Titano Pazzo[2], che con la sua tecnologia aliena aveva aumentato la potenza dei suoi dischi ed indirettamente gli aveva consentito di immagazzinare dentro di se residui di energia di coloro che aveva schiavizzato in passato anche dopo che erano stati scollegati. Poca roba, forse, ma quanto bastava per controllare subliminalmente le menti di coloro che si trovavano vicino a lui, un controllo che non avrebbe retto a lungo, ma è bastato per convincere chi di dovere a mandarlo in questa clinica. Il resto è stato più facile, anche se ci è voluto del tempo, ma alla fine ha ottenuto ciò che voleva.

Mani robuste ma gentili lo sollevano dal letto e gli infilano l’esoscheletro che è anche il suo costume mentre lui sente aumentare le sue forze in maniera esponenziale. Ora è tanto forte che potrebbe muoversi agevolmente anche senza l’esoscheletro, pensa mentre i dischi di controllo apposti sulla fronte del personale della clinica risplendono, ma c’è una tradizione da rispettare, dopotutto.

-Ecco…- gli si rivolge con voce atona il medico chiamato Lithgow. -… ora è tutto a posto Dottor Sandhurst.-

-Le ho già detto di non chiamarmi così.- replica lui -Basil Sandhurst era un debole ed ora non c’è più: c’è solo il Controllore.-

 

 

FINE… PER ORA

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Racconto forse un po’ anomalo (Niente War Machine e Iron Man fa  malapena un cameo) in cui abbiamo avuto modo di vedere un po’ di conseguenze di quanto accaduto nell’ultimo episodio e nel contempo lanciare un nuovo, speriamo entusiasmante capitolo della nostra saga.

            Cosa accadrà adesso? Lo scopriremo insieme nel prossimo episodio.

 

 

Carlo



[1] Come visto in Iron Man 49.

[2] Come rivelato in Captain Marvel Vol. 1° #28/30 (Fantastici Quattro, Corno, #106/110-140/141).